


Comunicato Stampa
Tania Terrin, la denuncia da sola non basta, serve una rete di protezione integrata
Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna interviene sui recenti femminicidi.
Si impone una riflessione urgente sull'efficacia degli strumenti di prevenzione,
sulla valutazione del rischio e sulla capacità della rete istituzionale e
territoriale di intervenire tempestivamente nelle situazioni di maggiore pericolosità.
Il femminicidio di Tania Terrin, il sesto dall'inizio del mese di agosto, richiama con drammatica urgenza l'attenzione sulla necessità di analizzare in modo approfondito il contesto nel quale maturano i femminicidi e sulle eventuali criticità della rete di protezione.
Quanto riportato sulla stampa, ci impone una riflessione seria sull'efficacia degli strumenti di prevenzione e tutela e sulla capacità delle istituzioni di intervenire tempestivamente nelle situazioni ad alto rischio.
Dino Keber, aveva alle spalle precedenti denunce per violenza, episodi di stalking, minacce di suicidio e aveva messo in atto almeno un tentativo di strangolamento. Eppure, il provvedimento adottato nei suoi confronti risulta essere stato solo un ammonimento del questore.
Dobbiamo chiederci se tutti i segnali di rischio siano stati correttamente riconosciuti, valutati e affrontati e se la risposta del sistema di protezione sia stata adeguata alla gravità della situazione.
In queste ore, inoltre, leggiamo sulla stampa e sui social, commenti inaccettabili: la colpevolizzazione della vittima. Tania Terrin viene giudicata perché, secondo alcune ricostruzioni, «lo perdonava». Ma è necessario ribadire con chiarezza: il comportamento della vittima non può mai diventare una giustificazione della violenza subita, né tantomeno una responsabilità per la violenza agita contro di lei.



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