
Comunicato Stampa
Tania Terrin, la denuncia da sola non basta, serve una rete di protezione integrata
Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna interviene sui recenti femminicidi.
Si impone una riflessione urgente sull'efficacia degli strumenti di prevenzione,
sulla valutazione del rischio e sulla capacità della rete istituzionale e
territoriale di intervenire tempestivamente nelle situazioni di maggiore pericolosità.
Il femminicidio di Tania Terrin, il sesto dall'inizio del mese di agosto, richiama con drammatica urgenza l'attenzione sulla necessità di analizzare in modo approfondito il contesto nel quale maturano i femminicidi e sulle eventuali criticità della rete di protezione.
Quanto riportato sulla stampa, ci impone una riflessione seria sull'efficacia degli strumenti di prevenzione e tutela e sulla capacità delle istituzioni di intervenire tempestivamente nelle situazioni ad alto rischio.
Dino Keber, aveva alle spalle precedenti denunce per violenza, episodi di stalking, minacce di suicidio e aveva messo in atto almeno un tentativo di strangolamento. Eppure, il provvedimento adottato nei suoi confronti risulta essere stato solo un ammonimento del questore.
Dobbiamo chiederci se tutti i segnali di rischio siano stati correttamente riconosciuti, valutati e affrontati e se la risposta del sistema di protezione sia stata adeguata alla gravità della situazione.
In queste ore, inoltre, leggiamo sulla stampa e sui social, commenti inaccettabili: la colpevolizzazione della vittima. Tania Terrin viene giudicata perché, secondo alcune ricostruzioni, «lo perdonava». Ma è necessario ribadire con chiarezza: il comportamento della vittima non può mai diventare una giustificazione della violenza subita, né tantomeno una responsabilità per la violenza agita contro di lei.



Femminicidio di Samanta Zironi:
i segnali della violenza non possono essere ignorati
Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime profonda preoccupazione dopo aver appreso dalla stampa
la notizia del femminicidio avvenuto a Ferrara e il racconto delle circostanze che lo hanno preceduto.
Se quanto riportato dagli organi di informazione dovesse trovare conferma,
non esitiamo a definire quella di Samanta Zironi, assassinata da Vladimiro Lombardo, l’ennesima cronaca di una morte annunciata.
Le istituzioni erano a conoscenza della situazione:
secondo quanto riferito dalla stampa, la figlia della donna era stata affidata ai servizi sociali e le forze dell’ordine erano intervenute più volte, su segnalazione dei vicini di casa che sentivano urla provenire dall’abitazione in cui Samanta Zironi viveva con il marito e la figlia.
Le motivazioni che abbiamo letto ci sgomentano: “la donna non aveva voluto denunciare”, “si trattava di litigi”.
‘Sono trascorsi dodici anni dall’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul - commenta Laica Montanari, presidente del Coordinamento dei Centri antiviolenza- ma di fronte a simili dichiarazioni sembra di essere all’anno zero.Le forze dell’ordine dovrebbero fare fin dal primo intervento la valutazione del rischio al fine di mettere in sicurezza le donne’.
‘Ci chiediamo anche -continua Laica Montanari - se la situazione di maltrattamento, reato procedibile d’ufficio, sia stata segnalata alla Procura di Ferrara,
dato che sussistevano gli elementi per leggere una situazione di violenza
e se alla donna sia mai stato proposto di rivolgersi al Centro antiviolenza Donne e Giustizia del territorio’.
Qualora la Procura avesse ricevuto una segnalazione, avrebbe potuto avviare indagini, raccogliere testimonianze e disporre misure cautelari, avvalendosi anche del supporto del Centro antiviolenza di Ferrara, che avrebbe potuto accompagnare Samanta Zironi in un percorso di sostegno e fuoriuscita dalla violenza.
Si sarebbe potuto mettere in atto quel lavoro di rete tra associazioni e istituzioni che resta spesso, lettera morta.
‘Sempre più spesso - aggiunge Clarice Carassi, consigliera del Coordinamento - assistiamo ad una rete istituzionale che non riconosce o non approfondisce i segnali della violenza maschile contro le donne anche quando agita nel contesto domestico.
In questo modo la violenza torna ad essere una questione privata, sottratta allo spazio pubblico e ad un intervento che, necessariamente, deve continuare ad essere sistemico e strutturale’ .
Gli ostacoli che continuano a portare all’assassinio delle donne sono sempre gli stessi: l’incapacità di leggere la violenza nelle relazioni affettive, la tendenza a minimizzarla e
a confonderla con il conflitto di coppia, la scarsa conoscenza e applicazione dei protocolli di intervento e l’assenza dell’applicazione dei protocolli quali la valutazione del rischio.
Di fronte a questo ennesimo femminicidio, ci aspettiamo che si faccia formazione e che ci sia coordinamento tra forze dell’ordine , servizi sociali e centri antiviolenza.
Si mettano in campo tutti gli strumenti di prevenzione affinché nessun altro segnale di pericolo venga ignorato.
La Segreteria
Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell'Emilia-Romagna

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