
Femminicidio di Samanta Zironi:
i segnali della violenza non possono essere ignorati
Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime profonda preoccupazione dopo aver appreso dalla stampa
la notizia del femminicidio avvenuto a Ferrara e il racconto delle circostanze che lo hanno preceduto.
Se quanto riportato dagli organi di informazione dovesse trovare conferma,
non esitiamo a definire quella di Samanta Zironi, assassinata da Vladimiro Lombardo, l’ennesima cronaca di una morte annunciata.
Le istituzioni erano a conoscenza della situazione:
secondo quanto riferito dalla stampa, la figlia della donna era stata affidata ai servizi sociali e le forze dell’ordine erano intervenute più volte, su segnalazione dei vicini di casa che sentivano urla provenire dall’abitazione in cui Samanta Zironi viveva con il marito e la figlia.
Le motivazioni che abbiamo letto ci sgomentano: “la donna non aveva voluto denunciare”, “si trattava di litigi”.
‘Sono trascorsi dodici anni dall’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul - commenta Laica Montanari, presidente del Coordinamento dei Centri antiviolenza- ma di fronte a simili dichiarazioni sembra di essere all’anno zero.Le forze dell’ordine dovrebbero fare fin dal primo intervento la valutazione del rischio al fine di mettere in sicurezza le donne’.
‘Ci chiediamo anche -continua Laica Montanari - se la situazione di maltrattamento, reato procedibile d’ufficio, sia stata segnalata alla Procura di Ferrara,
dato che sussistevano gli elementi per leggere una situazione di violenza
e se alla donna sia mai stato proposto di rivolgersi al Centro antiviolenza Donne e Giustizia del territorio’.
Qualora la Procura avesse ricevuto una segnalazione, avrebbe potuto avviare indagini, raccogliere testimonianze e disporre misure cautelari, avvalendosi anche del supporto del Centro antiviolenza di Ferrara, che avrebbe potuto accompagnare Samanta Zironi in un percorso di sostegno e fuoriuscita dalla violenza.
Si sarebbe potuto mettere in atto quel lavoro di rete tra associazioni e istituzioni che resta spesso, lettera morta.
‘Sempre più spesso - aggiunge Clarice Carassi, consigliera del Coordinamento - assistiamo ad una rete istituzionale che non riconosce o non approfondisce i segnali della violenza maschile contro le donne anche quando agita nel contesto domestico.
In questo modo la violenza torna ad essere una questione privata, sottratta allo spazio pubblico e ad un intervento che, necessariamente, deve continuare ad essere sistemico e strutturale’ .
Gli ostacoli che continuano a portare all’assassinio delle donne sono sempre gli stessi: l’incapacità di leggere la violenza nelle relazioni affettive, la tendenza a minimizzarla e
a confonderla con il conflitto di coppia, la scarsa conoscenza e applicazione dei protocolli di intervento e l’assenza dell’applicazione dei protocolli quali la valutazione del rischio.
Di fronte a questo ennesimo femminicidio, ci aspettiamo che si faccia formazione e che ci sia coordinamento tra forze dell’ordine , servizi sociali e centri antiviolenza.
Si mettano in campo tutti gli strumenti di prevenzione affinché nessun altro segnale di pericolo venga ignorato.
La Segreteria
Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell'Emilia-Romagna




Pagina 1 di 5